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Josh Phelps è il nuovo primabase della Telemarket
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lunedì 21 febbraio 2011 - 18:54
Il Presidente Zangheri cala l'asso . Phelps ha giocato 465 partite con 64 fuoricampo in Major League

LA TELEMARKET CALA L’ASSO E AFFIDA IL CUSCINO DI PRIMA BASE A JOSH PHELPS, 465 PARTITE E 64 FUORICAMPO IN MAJOR LEAGUE CON OTTO FRANCHIGIE DIFFERENTI 

Mancava solo un ultimo visto da “spendere” per completare il quartetto degli stranieri per la stagione 2011 e la Telemarket ha deciso di giocarsi una carta tanto importante quanto prestigiosa: Joshua Lee Phelps, ovvero 8 stagioni, 465 partite, 74 doppi, 64 fuoricampo, 244 rbi e .273 di media vita in Major League con sei franchigie differenti.
Nato ad Anchorage, in Alaska, il 12 maggio del 1978, il neo Pirata è alto 190 centimetri e pesa 100 chilogrammi. Battitore destro, dopo aver iniziato la carriera come ricevitore (ben 384 le gare disputate), col passare del tempo si è “trasferito” sul cuscino di prima (319 presenze), dividendosi anche nel ruolo di designato (305 gettoni) ed esterno.
Una volta conclusa l'high school (si sarebbe voluto laureare in ingegneria), Phelps è stato scelto da Toronto nel 1996 e con la franchigia canadese ha esordito nel medesimo anno in Rookie League con i Medicine Heat. Dopo un paio di stagioni trascorse con Hagerstown, nella South Atlantic League (Singolo A), il neo Pirata ha quindi vestito la casacca di Dunedin (A+), venendo subito inserito nella formazione All-Star della Florida State League con .328 di media battuta, 20 homer e 88 rbi.
Nel 2000, ha iniziato invece la stagione a Tennessee (AA), giocando 56 gare con 9 homer e 28 rbi. Nel mezzo, l’esordio in Major League il 13 giugno nella sconfitta dei suoi Blue Jays a Detroit. Dopodiché ha concluso l’annata nuovamente a Dunedin, battendo con un ottimo .319.
Un anno più tardi, ha vissuto una stagione di grosso spessore con Tennessee, ottenendo in 136 gare un più che buono .292 nel box, con 36 doppi (il migliore della Lega), 31 homer e 97 rbi (terzo in assoluto). Numeri che gli sono valsi il titolo di Mvp della Southern League, nonché l’inserimento nell’All-Star Team sia come ricevitore che come designato. E che, soprattutto, hanno convinto Toronto non soltanto a nominarlo giocatore dell’anno della Minor League, ma anche a fargli terminare la stagione coi Blue Jays (8 presenze). Al termine dell’esperienza in Major League, poi, Phelps si è espresso con un gran .333 in attacco con Scottsdale, nella Arizona Fall League, guadagnandosi il titolo di top prospect della franchigia canadese.
Nel 2002, il nativo dell’Alaska (di cui è recordman per numeri di homer battuti) ha cominciato invece il campionato a Syracuse, nella International League (AAA), ottenendo .292 nel box e l’inserimento nella formazione All-Star del Triplo A. Dopo 70 partite, 24 homer (il migliore di tutte le Minor League) e 64 rbi (il più alto della International League), però, Toronto lo ha richiamato in prima squadra e con i Blue Jays Phelps è letteralmente esploso: schierato costantemente come dh, infatti, è arrivato a quota .309 in attacco, con 20 doppi, 15 homer e 58 rbi, guadagnandosi per ben due volte la nomina a Rookie del mese dell’American League.
La stagione successiva, se si eccettua una brevissima parentesi con Syracuse (4 gare e 2 fuoricampo), il neo Pirata l’ha trascorsa interamente con i Blue Jays, chiudendo con .268 in attacco, condito da 18 doppi, 20 homer (il record in carriera) e 66 rbi in 119 partite. E’ stato anche colpito in 17 occasioni, quinto della American League.
Nel 2004, invece, dopo 79 gare (con 51 rbi e 12 homer, di cui un paio nella stessa partita contro i Mariners con un grande slam e sette punti battuti a casa), i Blue Jays ne hanno ceduto i diritti a Cleveland, con cui Phelps ha poi concluso la stagione battendo .303 con 5 homer e 10 rbi. Un anno più tardi, invece, ha firmato per Tampa Bay, franchigia con la quale si è diviso tra Major League (47 gare, .266 di media con 5 fuoricampo e 26 rbi) e Triplo A (59 partite a Durham, con .270 nel box, 14 homer e 33 rbi). Convocato anche in nazionale, con gli Usa ha partecipato ai Mondiali olandesi.
Per tutto il 2006, invece, Phelps è stato impegnato con Toledo, formazione di AAA dei Detroit Tigers: con i Mud Hens, il neo Pirata ha vissuto una stagione di grandissimo rendimento, tanto da ottenere un ottimo .308 di media (secondo della International League), con 24 doppi, 26 fuoricampo e ben 90 rbi (terzo assoluto), meritandosi l’inserimento nell’All Star Team come designato. Prestazioni che hanno spinto gli Yankees, l’anno successivo, a metterlo sotto contratto: con New York, però, Phelps è rimasto soltanto per 36 partite (.262 la media, con un paio di homer e 12 rbi) prima di venire “girato” a Pittsburgh, squadra con cui ha incrementato decisamente il proprio fatturato, tanto da toccare quota .351 nel box, con 5 fuoricampo e 19 rbi in 58 gare.
Nel 2008, altro cambio di casacca: a firmarlo è stato infatti Sant Louis, che prima lo ha indirizzato in Triplo A a Memphis, nella Pacific Coast League (.291 di media, con ben 31 doppi, altrettanti homer e la bellezza di 97 rbi), e poi lo ha promosso in prima squadra (19 gare e .265 nel box). Quella con i Cardinals è stata comunque l’ultima esperienza di Phelps in Major League: nel 2009, infatti, dopo essere stato messo sotto contratto da San Francisco, il neo Pirata ha ricominciato dalla Arizona League (Rookie) prima di terminare la stagione in AA con Connecticut (11 partite e un paio di fuoricampo).
Lo scorso anno, infine, a parte una brevissima parentesi in Triplo AAA con Columbus (6 apparizioni con la formazione affiliata agli Indians), Phelps ha esordito nella indipendente Atlantic League con Bridgeport, dove ha condiviso lo spogliatoio con Brandon Chaves, di cui è grande amico. Schierato sul cuscino di prima base, con i Bluefish il neo Pirata ha disputato in stagione regolare 100 partite, con un ottimo .310 di media, condito da ben 24 doppi, una decina di fuoricampo, 67 rbi e 15 basi rubate.
“Eravamo già da tempo sulle tracce di Phelps – commenta il presidente neroarancio Rino Zangheri – e finalmente siamo riusciti a convincerlo a firmare per noi. Avevamo diverse possibilità per il ruolo di prima base ma alla fine abbiamo scelto lui perché è un ragazzo ancora giovane, che ha ottime referenze sia sul campo che fuori. In carriera ha fatto cose straordinarie e speriamo che possa ripetersi anche da noi, anche se siamo già certi che rappresenti l’uomo giusto per le nostre esigenze. Con Phelps, Nelson, Chiarini e De Biase ora possiamo contare su quattro battitori di potenza che renderanno il nostro line up davvero competitivo”.   

 


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